Massimiliano Ferrara per Limes

 

Titolo:

 

I croati del Molise, la riscoperta

di una minoranza

 

 

Sommario: Circa duemila cittadini italiani di origine croata vivono in tre piccoli paesi molisani.

La storia e i caratteri di questo antico insediamento. L’uso geopolitico di questa comunità

come “bilanciamento” degli italiani di Croazia.

 

 


 

 

1. Tra le molteplici minoranze linguistiche presenti sul territorio italiano, almeno 41 in base alla Carta delle lingue d'Europa (vedi Limes 2/'99), vi è quella croata. In particolare, ci riferiamo qui a un antico insediamento storico: circa duemila persone di origine croata che vivono in provincia di Campobasso. Il loro numero è diminuito con il passare degli anni in seguito alle forti migrazioni dettate dall'alto tasso di disoccupazione. Essi sono insediati ad Acquaviva Collecroce (Kruč), Montemitro (Mundimitar) e San Felice del Molise (Filič), paesi situati nell'Alto Molise a pochi chilometri dal confine abruzzese e posti attorno al vasto anfiteatro segnato dal Monte di Palata ad est, dal Monte Mauro a sud e dal Monte Baiardo ad ovest; un ampio fondo di una conca verde, ricca di acque e di vegetazione, caratterizzata da brevi macchie boscose, da campi di grano, da oliveti e da vigneti che a riquadri di diversa grandezza coprono le colline più basse.

Sono questi i luoghi ove, nel XV secolo, si fermano le non poche famiglie immigrate dall'altra sponda del mare[1] (“Iz d'one bane mora”), e ripopolano queste terre rimaste deserte a seguito del vastissimo terremoto del 1456.

[1] Cfr. la traduzione dell'articolo "Tra i croati del Molise" di Marija Hečimovič, in Hrvatsko Slovo, anno IV, numero 175, Zagabria, 28 agosto 1998. Nell'articolo vi è un ampio resoconto del viaggio della scrittrice nei tre paesi di origine croata.

I croati molisani parlano una variante arcaica di tipo štokavo che, pur essendo attualmente in relativo regresso nell'uso parlato, conosce una certa rivitalizzazione anche grazie all'apporto degli esuli anticomunisti fuggiti dalla Jugoslavia di Tito[2]. Ci si potrebbe domandare come mai proprio nel Molise si vengono a stabilire alcuni gruppi slavi provenienti dalle zone interne di Vir, Makarska, Vrgora, Imotski e Ljubuscki, in fuga dai turchi prima verso la costa dalmata poi verso l’Italia, i quali mantengono nei secoli l’idioma della loro terra d’origine. Quasi certamente la scelta è dettata dall’opportunità, poiché tale regione si trova esattamente di fronte al litorale abbandonato dai profughi. Essi sostano in questa zona perché vi scoprono condizioni molto simili a quelle della loro terra d’origine e particolarmente favorevoli: caratteristiche ambientali, disponibilità delle autorità civili e religiose locali, territori completamente disabitati a causa della peste e dei terremoti. Il fattore slavo viene quasi del tutto assimilato entro la fine del Settecento-inizio dell’Ottocento. Sicché  l’unico residuo slavo insediato nella penisola italiana, se si esclude l’importante area slovena nel Friuli-Venezia Giulia, è la piccola colonia croata che abita i tre villaggi menzionati e che parla “Naš Jezik” ( è anche il titolo di un mensile stampato a Grottaferrata, organo ufficiale della Pro Loco dei paesi croati del Molise dal 1968 al 1971).

 

2. E’ importante ricordare che i rapporti tra le due sponde adriatiche, dopo la caduta dell’Impero romano, sono intensi ma tutt’altro che amichevoli. Nelle Isole Tremiti (attuale provincia di Foggia, ma molto vicine alla cittadina di Termoli, nella provincia molisana di Campobasso), già nel XVI secolo si menziona il porto di Schiavonia. E su una isoletta del piccolo arcipelago sorge il convento benedettino di Santa Maria de Mare, meta di serbi e croati che vengono in Italia meridionale. Le migrazioni storiche coinvolgono maggiormente i croati, anche se non mancano altri slavi, dall’Istria al Montenegro. Meno numerosi i profughi dalla Serbia e in genere gli ortodossi.

[2] Vedi Agostina Piccoli e Antonio Sammartino, Dizionario dell’idioma croato-molisano di Montemitro, Matica Hrvatska, Zagreb novembre 2000.

In genere, gli insediamenti slavi più antichi sulla sponda italiana interessano le regioni Friuli-Venezia Giulia, Marche, Abruzzi, Puglia, Basilicata, Calabria, Sicilia e ovviamente Molise. Gli espatriati fondano nuovi villaggi o ripopolano antichi centri disabitati, come nel caso molisano, e solo poche comunità alloglotte si conservano intatte nel tempo. Di origine croata sono, oltre ai tre citati Comuni, altre località molisane, come Castelmauro, Palata, Tavenna, Mafalda, San Biase, Montelongo, San Giacomo, Petacciato e Castropignano. Il dialetto “slavo” che si parla ancora oggi nei tre paesi ha senza dubbio risentito dell’influenza italiana e delle sue tradizioni etno-culturali.

In provincia di Campobasso, i rapporti con i luoghi d'origine, interrottisi con la prima guerra mondiale, riprendono e s'intensificano a partire dagli anni Sessanta, quando alcuni studenti del posto cominciano ad interessarsi alle loro origini, iniziando un'intensa opera di sensibilizzazione a livello locale, regionale, nazionale collaborando con organismi culturali della ex Jugoslavia (Matica iselijenika hrvatska, Università, gruppi folcloristici). Le autorità locali avviano rapporti con gli omologhi croati. Seguono visite ai tre Comuni da parte di autorità civili e religiose della ex Jugoslavia prima e della Croazia dopo (ambasciatori presso lo Stato italiano e la Santa Sede, cardinali e vescovi).

3. La vera svolta nei rapporti tra la minoranza croata molisana e la madrepatria si ha negli anni Novanta, poco dopo lo scoppio delle guerre jugoslave. La questione dei croati d’Italia va infatti vista nel contesto del contenzioso fra Roma e gli Stati successori della Jugoslavia di Tito circa le rispettive minoranze.  

Il 15 gennaio del 1992 l'Italia, la Slovenia e la Croazia si impegnano con un Memorandum d'Intesa sui diritti delle minoranze. Prima dell'eventuale ratifica, la Slovenia non firma tale documento ed il ministro degli Esteri Rupel, con una lettera, s'impegna semplicemente a rispettarlo. Nel Memorandum si riconosce il carattere storicamente unitario della minoranza italiana residente nella ex Jugoslavia e, oggi, in due Stati successori: la Slovenia (4 mila italiani) e la Croazia (36 mila) [3]. Si stabilisce, inoltre, che trattati bilaterali fra i tre paesi

[3] E' inutile ricordare che ben 350 mila italiani preferirono l'esilio piuttosto che sottostare alle autorità jugoslave, dopo il Trattato di Osimo del 1975.

avrebbero mirato a proteggere la minoranza italiana per assicurarle identico trattamento sia in Slovenia sia in Croazia, si riconosce all'Unione Italiana (l’associazione degli italiani in Croazia) il carattere di unica rappresentante della minoranza italiana in entrambi i paesi, si garantisce libertà di movimento e di lavoro agli italiani dei due Stati. Nel 1995, su richiesta del governo di Zagabria, la Corte costituzionale croata dichiara non conforme alla costituzione della Repubblica lo statuto della Contea dell'Istria che garantisce i diritti degli italiani nella ex Jugoslavia; da ciò deriva una decisa compressione dei diritti della minoranza italiana, specie in materia scolastica. La Corte costituzionale di Zagabria nega altresì effetti giuridici al Memorandum del 1992 perché non ratificato dal parlamento croato[4].

Finalmente, il 5 novembre 1996, l’agenzia Ansa annuncia: "Con una solenne cerimonia svoltasi nel Salone d'Onore del Ministero degli Affari Esteri della capitale croata è stato firmato dai due ministri degli Esteri, Lamberto Dini e Mate Granič, un Accordo mediante il quale vengono tutelati in maniera globale i diritti della già nota minoranza nazionale italiana in Istria (circa 15 mila abitanti), mentre per la prima volta nella storia viene riconosciuta ufficialmente l'esistenza della minoranza linguistica croata nel Molise (ridotta ormai a 5 mila persone in tre Comuni, rispetto alla quindicina iniziale). Com'è noto infatti, in Provincia di Campobasso, nei tre Comuni di Acquaviva Collecroce/Kruč o Vodaživa, Montemitro/Mundimitar e San Felice Slavo/Filič, sopravvivono ancora i discendenti…[…] Erano presenti alla firma, invitati dall'Ambasciatore di Croazia presso il Quirinale prof. Davorin Rudolf, i Sindaci dei tre Comuni di lingua croata del Molise: Ivano Zara, Maurizio Giorgetta e Gino Zara, nonché il Consigliere Regionale del Molise dr. Giovanni Giorgetta del PPI."

Quello stesso giorno la delegazione italiana incontra diverse autorità croate, al fine d'intensificare i rapporti con i vari settori dell'amministrazione governativa di Zagabria.

Il Trattato italo-croato è costituito da 8 articoli, 7 dei quali riguardano la minoranza italiana, cui viene riconosciuta specificità nonché carattere autoctono ed unitario[5]. La Croazia si impegna a reintegrare i suoi cittadini di origine italiana nei diritti che essi avevano nella ex Jugoslavia; a riconoscere l'Unione Italiana come rappresentativa degli italiani in Istria; a garantire agli italiani di Slovenia libertà di lavoro in Croazia senza discriminazioni fondate sulla cittadinanza. L'ultimo degli articoli, l'articolo 8, è quello che, con riferimento ai croati del Molise, assume il compito di riequilibrare il Trattato, dandogli quel carattere di reciprocità a cui Zagabria sente di non poter rinunciare.

[4] Ma il Memorandum non prevedeva nessuna ratifica da parte dei parlamenti italiano, croato e sloveno.

[5] Per un maggiore chiarimento consultare la legge del 23 aprile 1998, n° 129, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale del 7 maggio 1998 n°104, in vigore dall'8 luglio dello stesso anno.

L'articolo riveste notevole importanza non tanto per il contenuto esplicito quanto piuttosto per l'equilibrio con l'insieme del Trattato; alla minoranza croata in Italia, tradizionalmente stanziata in Molise, l'Italia assicura (tenendo conto delle disposizioni dello Statuto della Regione Molise) libertà di espressione della propria identità e cultura, anche attraverso l'uso in privato ed in pubblico della madrelingua, nonché la libera istituzione ed il mantenimento delle proprie associazioni culturali[6].

Il croato parlato dai circa duemila molisani non è il croato moderno, bensì quello antico. Ciò che deve far riflettere è che l'articolo 8 si apre con una clausola che esclude un legame di coimplicazione tra l'attuazione di esso e quella degli articoli precedenti; in realtà, alcuni articoli mostrano come la portata degli impegni italiani non sia paragonabile a quella degli impegni che vincolano la Croazia, costituendo l'articolo 8 il “bilanciamento” necessario per presentare il Trattato in una forma meno unilaterale rispetto al Memorandum del 1992, in modo tale da renderne possibile la ratifica parlamentare in Croazia.[7]

Per quanto riguarda l’Italia, nella relazione che accompagna il disegno di legge Dini riguardante il Trattato italo-croato, si sostiene che, contro il rischio di eventuali future pretese croate di estendere la tutela della propria minoranza oltre il Molise, sono stati previsti:  a) il carattere autoctono della minoranza croata; b) il riferimento al territorio di suo tradizionale insediamento; c) il fatto che la sua presenza è già accertata. In altre parole, non esistono altre minoranze croate in Italia, oltre quella autoctona stanziata nei tre Comuni del Molise.

4.  Durante le recenti guerre nei Balcani i rapporti tra i paesi dell’ ex Jugoslavia e la minoranza in Molise restano “congelati”.

[6]  Cfr. M. Nese, "Il dialetto entra a scuola e negli uffici" Corriere della Sera, 18/6/1998. Vi è allegata una mappa di tutte le lingue protette in Italia.

[7] A tal proposito è necessario sottolineare che gli standard di protezione assicurati alla minoranza croata sono al di sotto di quelli previsti da altri strumenti internazionali cui l'Italia partecipa e che lo Statuto regionale del Molise garantisce di per sé la tutela ribadita dall'articolo 8 del Trattato.

Qualche personaggio misterioso molisano fa parlare di sé, anche se non vi è nessun possibile accostamento al nucleo di Montemitro, San Felice e Acquaviva Collecroce. Basti pensare al molisano Giovanni (“Johnny”) Di Stefano, definito il "consigliere", il "portavoce" o "l'uomo d'affari" di Milošević, che intrattiene dubbie e pericolose relazioni tra gli ambienti belgradesi ed alcuni ricchi uomini d'affari europei ed americani. "Il palazzinaro di Milošević"[8] ha seri guai giudiziari e per un breve periodo torna nel suo Molise, dove prende moglie; il testimone delle sue nozze, svoltesi a Termoli, è un certo Željko Ražnatović, più noto come Arkan. Il suo curriculum è molto interessante: una laurea a Cambridge, una condanna a cinque anni di carcere per bancarotta fraudolenta, un tentativo di scalata alla Metro Goldwyn Mayer insieme a Giancarlo Parretti e Florio Fiorini, l’acquisizione del network inglese Cinema 5, una espulsione dagli Usa in seguito allo scandalo della Metro Goldwyn Mayer, un trasferimento in Serbia dove diventa un grande costruttore, un viaggio in Colombia con il suo socio in affari Ničkević che al ritorno viene ucciso, uno scampato arresto da parte delle autorità serbe che lo fermano con un ingente quantitativo di valuta estera (evita l'arresto facendo una cospicua donazione). Di Stefano sarà anche vice presidente della squadra di calcio dell'Obilić (il cui presidente è Arkan). Segue un ritorno in Molise per costituire la Lega Sud in risposta a quella di Bossi, una candidatura alle elezioni italiane per il Senato nella lista del Partito popolare progressista di ispirazione cristiana, una presidenza del Campobasso Calcio che "dimentica" di iscrivere al campionato; infine, nel marzo 1999 Di Stefano offre 8oo mila sterline per rilevare una quota nel Dundee Football Club, che respinge l'offerta.

5. I rapporti fra Italia e Croazia, rinsaldati soprattutto negli ultimi mesi, dopo la fine del regime di Tudjman (elezioni del 3 gennaio 2000), sanciscono il legame storico, culturale ed economico fra i due paesi.

[8] Cfr. S. Orlando, "Di Stefano, l'uomo più potente dei Balcani. Il palazzinaro di Milosevic", Corriere della Sera, 12/4/1999.

L'Italia è il primo partner commerciale per i croati, con un interscambio crescente. Tutto ciò naturalmente non può che favorire le rispettive minoranze, compresa quella croata insediata nel Molise.

Citiamo solo alcune pietre miliari di questi rapporti.  Il 17 dicembre 1997 nella capitale croata si firmano due importanti accordi economici: il primo riguarda un'intesa tra l'Eni e la croata Ina, del valore di 350 milioni di dollari annui, che prevede la fornitura di gas per 24 anni alla Croazia; il secondo riguarda la realizzazione di una bretella autostradale che collegherà Zagabria al confine dell'Ungheria - l'appalto (anch'esso di 350 milioni di dollari) è assegnato al gruppo italiano Astaldi[9]. E' recente la notizia dell’imminente controllo di una banca italiana (UniCredito) di circa il 70% del mercato bancario croato senza l’intermediazione del governo croato, un fatto che potrebbe suscitare nell'opinione pubblica numerose polemiche e causare nuovi imbarazzi al governo[10].

Il 5 marzo scorso il sottosegretario agli Esteri italiano, Umberto Ranieri, in visita ufficiale a Zagabria, ribadisce la volontà di continuare la collaborazione con il "nuovo" governo croato e con il presidente Mesić. Egli specifica che :" I nostri rapporti sono diventati sempre più stretti, abbiamo sostenuto l'ingresso della Croazia nel partenariato per la pace della Nato e nella Quadrangolare con Slovenia e Ungheria ed appoggiamo il negoziato di Zagabria per l'associazione nell'Unione Europea. Da mesi il primo partner commerciale della Croazia è l'Italia e, recentemente, c'è stato un aumento degli investimenti bancari italiani e si sta sviluppando negli imprenditori italiani la convinzione dell'importanza del mercato croato."[11]

La società italiana Italcogim si è aggiudicata sei delle sette gare indette in Croazia per la metanizzazione e la distribuzione del gas, una rete di distribuzione di 900 chilometri nella zona della città di Karlovac. Completati gli ultimi adempimenti governativi, a riguardo della registrazione del relativo decreto ministeriale, ha ora piena efficacia l'accordo tra la Farnesina e la Regione Friuli-Venezia Giulia, che affida a quest'ultima la realizzazione del programma di ricostruzione dell'area subdanubiana della Croazia.

[9] Cfr. "Più forti i legami tra l'Italia e Croazia", Il Sole-24 Ore, 18/12/1997.

[10] Per maggiori informazioni cfr. Nacional, traduzione dell'articolo "Monopolio italiano sulle banche croate?" di B. Jelinić, 18 gennaio 2001.

[11] Cfr. Ansa, comunicato del 5 marzo 2001, ore 19:12.

Con questo piano s'intende prima di tutto contribuire a rafforzare le istituzioni locali e ad affermare i valori della democrazia in vista dell'ingresso della Croazia nell'Unione Europea. E' prevista la ricostituzione di un tessuto produttivo, specie attraverso lo sviluppo di piani d'impresa, favorendo la formazione di società miste. Parallelamente all'assistenza tecnica per la riorganizzazione e l'ammodernamento industriale verranno sostenute le politiche sociali a vantaggio soprattutto delle fasce più povere della popolazione.

Il Molise, dal canto suo, sviluppa seri progetti commerciali con aziende frontaliere. Alcuni politici locali intendono potenziare i rapporti con la Croazia, prendendo come punto di partenza lo stesso Trattato bilaterale. Problemi politici ed incomprensioni amministrative hanno creato  però un clima di sfiducia, sicché il Molise perde la possibilità di veder erogati dall'Unione Europea diverse decine di miliardi da investire in progetti transfrontalieri.

Nel maggio scorso a Roma il presidente del Consiglio Amato incontra a Palazzo Chigi il primo ministro croato Ivica Račan, accompagnato dal ministro degli Esteri, Tonino Pičula. Il colloquio rappresenta l'occasione per un approfondimento dei rapporti con la nuova dirigenza politica di Zagabria. Sotto il profilo operativo, l'adozione della "Dichiarazione congiunta" fra i due governi pone le basi per un rilancio dei rapporti bilaterali e l'avvio di un "partenariato speciale" nel contesto interregionale e nell'ambito delle organizzazioni internazionali esistenti. Amato conferma il sostegno dell'Italia all'impegno croato verso l'adesione alle istituzioni euro-atlantiche. L'obiettivo è di consolidare i rapporti storici italo-croati.

Sebbene nel Trattato del 1996 vi sia solo un accenno alla minoranza croata in Molise, è doveroso riscontrarvi il frequente impiego di due termini: “giustizia” ed “umanità”. Sembra quasi una sorta di avvertimento che il linguaggio della diplomazia s'incarica di attenuare e che si lega ad un altro richiamo: la Croazia era ed è determinata a far parte della famiglia europea ed in questa aspirazione può contare sull'appoggio italiano.

 


 

[1] Cfr. la traduzione dell'articolo "Tra i croati del Molise" di Marija Hečimovič, in Hrvatsko Slovo, anno IV, numero 175, Zagabria, 28 agosto 1998. Nell'articolo vi è un ampio resoconto del viaggio della scrittrice nei tre paesi di origine croata.

[2] Vedi Agostina Piccoli e Antonio Sammartino, Dizionario dell’idioma croato-molisano di Montemitro, Matica Hrvatska, Zagreb novembre 2000.

[3] E' inutile ricordare che ben 350 mila italiani preferirono l'esilio piuttosto che sottostare alle autorità jugoslave, dopo il Trattato di Osimo del 1975.

[4] Ma il Memorandum non prevedeva nessuna ratifica da parte dei parlamenti italiano, croato e sloveno.

[5] Per un maggiore chiarimento consultare la legge del 23 aprile 1998, n° 129, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale del 7 maggio 1998 n°104, in vigore dall'8 luglio dello stesso anno.

[6]  Cfr. M. Nese, "Il dialetto entra a scuola e negli uffici" Corriere della Sera, 18/6/1998. Vi è allegata una mappa di tutte le lingue protette in Italia.

[7] A tal proposito è necessario sottolineare che gli standard di protezione assicurati alla minoranza croata sono al di sotto di quelli previsti da altri strumenti internazionali cui l'Italia partecipa e che lo Statuto regionale del Molise garantisce di per sé la tutela ribadita dall'articolo 8 del Trattato.

[8] Cfr. S. Orlando, "Di Stefano, l'uomo più potente dei Balcani. Il palazzinaro di Milošević", Corriere della Sera, 12/4/1999.

[9] Cfr. "Più forti i legami tra l'Italia e Croazia", Il Sole-24 Ore, 18/12/1997.

[10] Per maggiori informazioni cfr. Nacional, traduzione dell'articolo "Monopolio italiano sulle banche croate?" di B. Jelinić, 18 gennaio 2001.

[11] Cfr. Ansa, comunicato del 5 marzo 2001, ore 19:12.

     
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