SETTIMANA DELLE MINORANZE CROATE

 

L’ultimo sguardo alla loro terra aveva visto l’enorme pietra del Biokovo, che da sempre indicava la direzione verso casa alla quale facevano ogni giorno ritorno. Quella volta, perň, la guardavano per l’ultima volta e sapevano che da quella sera non vi avrebbero piů fatto ritorno. 

TAJ DAN

Doša je i ti dan, / Tribalo je sve skupit, / Dicu umotat, prikrstit kuću, / Lađa je već čekala, / Turnili smo se. / Svemogući, čuvaj moju dicu / Neka se oni spasu / Svevišnji okreni vitar u naše idro / Blažena Divice i Ti si morala poć. / O, Zbogom rodno mi misto, / Boturi, krovi, žuke, pristupče moj, / Vinogradi, trudi moji, / Pismo moja laku noć. / Neće suza da me liči / U prsima bol me grči / Zbogon... Zbogon... / Dušmanine, / Prokleto ti ime dog god živiš, / Zašto me od ovoga grumena diliš. / Val za valom sve to piše, / Zaspala su dica. / Minula je rika iza nas daleko. / Zvizda puno nebo. / U duši mi neki spokoj. / Pridosjećaj bit će dobro. / Neznan dane / Neznan noći, / U molitvi u samoći. / Ti si Divo bila s nama. / Ode tebi falu dajen / Tebe štujen / Tebe molin / Use vike / Amen.

(Anđelka Vlahović) 

 

Non sappiamo da dove venivano, né quando partirono. Ma č giunta a noi la notizia del loro arrivo sulle coste italiane: un venerdě di maggio. E non importa l'anno o il luogo: da allora il venerdě di maggio č diventata una nostra pietra miliare. Da cinque secoli lo celebriamo e, con esso, Santa Lucia – simbolo di una forza superiore che ha salvato la loro fede nella vita e nel futuro in questa nuova terra. La vita č ricominciata dal nulla, dalla nuda terra. Senza i loro bei campi e belle case; ma i segni di questa terra ricordavano la loro patria: non c’č il Biokovo ma qui sono all’ombra della pietra della Maiella e da questi colli vedono il mare che li lega alla terra d’origine. Su queste alture e con le loro pietre edificheranno le loro case e le loro chiese.

 

MUNDIMITAR

Za te počet su iskal tvrdo / ter su zabral ovi lipi brdo, su te tunal okolo fiške / kano riba okolo liske; su te škrimal s ovimi puti / zvono u srid ke čeljade budi. Puta oš putiča do tebe zahodaju / ke larga oš dubrave bahodaju, e ti stojiš lipo ode zgora / ajerke jesi ndžera mora; gledaš dol nadno ti brbori rikica / dviniš oč, je Majela kano kraljica. Stotine sviči se vidu binoč,  / sve di se bračaš naideš oč. E mi Boga, za one pokonje čmo molit / si do tebe se moremo hualit.

(Mario Giorgetta)

 

Case, paesi e chiese li hanno radicati a questa terra, che ora appartiene loro. Sono quegli “Schiavoni” che ora sono diventati un pezzo della storia e della cultura della penisola italica. Di padre in figlio ci siamo detti di essere venuti “iz one bane mora”; e non sappiamo indicare niente di piů preciso. Nel XX secolo abbiamo finalmente scoperto di parlare un dialetto croato. Intanto abbiamo perso molto delle antiche tradizioni, dei costumi, della cultura dell’antica madrepatria. Stiamo di nuovo imparando a conoscerci, a riscoprire le nostre radici, rivivendo una specie di moderno “narodni preporod”. La globalizzazione č difficile da sconfiggere e far rivivere i tempi passati. Ma un bene immateriale chiuso nelle nostre menti resiste ancora: la nostra lingua che, come un’antica pietra, resiste ai secoli.

Antonio Sammartino 

 

Salone della Matica durante la presen- azione del Molise  Il pubblico  Antonio Sammartino apre la mostra multi- mediale  Pubblico della mos- tra Mostra  Mostra