ANNO IV./NUMERO 175    ZAGABRIA, VENERDI', 28. AGOSTO 1998.

TRA I CROATI DEL MOLISE

 

Un viaggio non molto tempo fa mi ha portato nella regione italiana del Molise, che si trova nel centro Italia, tra i fiumi Trigno e Biferno. In questo territorio, da secoli vive una comunità croata di circa 2500 anime, questi sono tre paesi: Acquaviva Collecroce, San Felice del Molise e Montemitro. I paesi si trovano su un paesaggio collinare, ad una decina di chilometri dalla costa adriatica e dalla città di Termoli. Una gran parte del viaggio attraverso l'Italia, fino a raggiungere il Molise, l'abbiamo percorso lungo la costa adriatica. Nell'occasione ci siamo ancora una volta, dovuti ricredere che il mare non è da nessun'altra parte bello e azzurro come quello nostro. Il colore del mare dalla parte italiana è pressoché giallastro o di un torbido azzurro. Ma però i posti in cui siamo passati sono particolarmente interessanti, sono ben tenuti e ordinati. In particolare ci ha colpito la cura, l'ordine e il verde dei vigneti e uliveti. Nell'occasione ci son venuti in mente i nostri abbandonati uliveti che giudicando l'esempio italiano, i nostri vanno inutilmente in rovina. Avvicinandoci al Molise, il paesaggio è cominciato a mutare, diventando collinare, un po spoglio e tralasciato. Ci è un po dispiaciuto lasciare alle nostre spalle il verde e le abitazioni circondate da giardini fioriti, ora invece stiamo arrivando in una zona apparentemente un pò triste.

Questa nostra ansia per fortuna non è durata molto. Poco dopo davanti a noi ci sono apparsi su delle colline bei paesi, Acquaviva Collecroce, San Felice del Molise, Montemitro e parecchi altri, Castelmauro, Palata ecc. Quando siamo entrati a San Felice del Molise, ci è sembrato come se fossimo in Dalmazia, strade strette, pavimentate con pietre rustiche, case una sull'altra con i balconi pieni di fiori, i terreni ben tenuti e curati seppure in posizione collinose. Nel centro del paese vi domina la chiesa parrocchiale. L'impressione che abbiamo avuto non è stata casuale, il paese ha la sua base storica, poiché i croati su questo territorio sono arrivati dalla Dalmazia nel XV-XVI secolo, scappando dall'invasione turca. Il regime di allora li ha insediati in zone montuose e abbandonate dell'Abbruzzo, Molise e altri. Di quei tempi esistono tracce di scritti scolpite su pietre. Tanto è vero che sulla facciata della chiesa parrocchiale di Palata, ancor oggi su una pietra è scolpita la scritta: "HOC PRIMUM DALMATIAE GENTES INOCULARE AC FUNDAMENTIS EREXERE TEMPLUM ANO MDXXXI". Tradotto: "GENTE DELLA DALMAZIA, I PRIMI AD ABITARE QUESTO PAESE, DALLE FONDAMENTA HA COSTRUITO QUESTO TEMPIO ANNO 1531". I croati-molisani hanno vissuto parecchio isolati dalle rimanenti zone italiane e sono riusciti a custodire sino ad oggi la lingua croata. Sul luogo sono presenti più forme dialettali della lingua croata, prevalentemente è usato l'icavo e stocavo, ma è presente anche il ciacavo. Con queste forme dialettali e con l'aiuto della nostra lingua letteraria ci siamo potuti comprendere con la popolazione del posto.

Due anziane signore si sono fortemente adoperate nel voler sapere da dove veniamo e per quale motivo ci troviamo proprio nei loro paesi. Dopo che hanno saputo le ragioni per le quali ci trovavamo in questi posti, subito ci hanno informato che i loro antenati sono arrivati " S one bane mora " ( Dall'altra parte del mare). Purtroppo. anche in questo territorio l'assimilazione ha fatto il suo tempo. Questo antico parlare della lingua croata, viene utilizzato dalle persone più anziane, da qualcuno più giovane e dai più entusiasti, secondo i punti di vista culturali continuano a conservare consapevolmente le origini e la lingua dei loro antenati. I bambini sino ad ora non hanno potuto studiare a scuola la lingua croata, perché questo problema non è stato ancora risolto a livello statale. Tutto dipendeva dalla buona volontà di qualche direttore scolastico. Comunque vale la pena di sottolineare che ultimamente qualcosa sta cambiando, i bambini hanno cominciato regolarmente ad imparare oltre l'orario scolastico la lingua croata. Con il nostro arrivo, il nostro desiderio è quello di portare avanti e far crescere la collaborazione culturale che gia esiste tra la "Associazione Letteraria Croata Emigranti" con i croati-molisani e aiutarli nella loro applicazione per conservare la lingua croata. Con la collaborazione del "Teatro dei burattini di Zagabria" si è tenuto uno spettacolo teatrale "Umišljena Mišica" (Topolina Presuntuosa), nella scuola elementare di San Felice del Molise, sono intervenuti anche bambini dei paesi vicini.

Il tutto è stato molto toccante e commovente, tanto per i bambini che per noi. Prima dello spettacolo i bambini presenti hanno cantato delle nostre conosciute canzoni per bambini "Dok si sretan" e "Pikavi Ježić" e altre. Hanno anche pregato in lingua croata, è stato insolito e toccante ascoltare il "Padre Nostro" a centinaia di chilometri distanti dalla Croazia, da una zona montuosa e pressoché sperduta da bambini che non sono mai stati in Croazia. Con lo spettacolo teatrale, in qualche modo ci siamo sdebitati nei loro confronti, Per molti bambini è stata la prima occasione di vedere uno spettacolo teatrale. La loro insegnante ci ha detto che non ce un teatro nelle immediate vicinanze. Passeggiando per le strade di San Felice del Molise, Acquaviva Collecroce e Montemitro, ci siamo goduti la tranquillità, l'aria pulita e delle cose interessanti che si possono riscontrare passo dopo passo. All'ufficio postale, in farmacia e in sede della società calcio "DANICA" (DANIZA) significato: "Stella del mattino". si trovano anche pubblicazioni in lingua croata. E' doveroso ricordare che due giovani di qui si sono diplomati all'università di Zagabria, in croatistica, loro hanno dato un nuovo slancio alla ripresa e all'interessamento del patrimonio culturale e della lingua croato-molisana. E' stata fondata una nuova associazione culturale: "Naš Grad" (Il nostro paese).

I compiti dell'associazione sono quelli di curare le tradizioni, il folclore e altri aspetti creativi popolari. Di queste zone, bisogna in ogni modo ricordare i loro antichi canti che narrano il loro indissolubile legame alle radici croate. Altrettanto la chiesa è in gioco con un ruolo importante nel conservare l'identità d'origine nazionale, ancora nei tempi in servizio del Cardinale Šeper a Roma, furono instaurati rapporti con i croati-molisani, cosicché in questi luoghi furono inviati sacerdoti e suore Croati. Abbiamo lasciato i nostri connazionali, rimanendo profondamente toccati dall'attenzione dedicataci. Abbiamo capito che abbiamo ancora molte cose da imparare da loro e della loro perseveranza, la quale dura da secoli.

Marija Hećimović

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