Aldo Simonetti

UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI BARI ALDO MORO

 

FACOLTÀ DI LINGUE E LETTERATURE STRANIERE
Corso di Laurea quadriennale in Lingue e Letterature Straniere (Vecchio Ordinamento)

Tesi di laurea In Lingua e Letteratura Serbocroata


Relatore: Chiar.ma Prof.ssa Barbara LOMAGISTRO Laureando: Cataldo SIMONETTI Matricola: 420917

ANNO ACCADEMICO 2009/2010

 

"Il dialetto slavo del Molise"

CAPITOLO III - IL DIALETTO (Aspetti culturali)

3.5 IL RICONOSCIMENTO COME MINORANZA

LINGUISTICA

Seppur tardivamente, il 5 novembre 1996 la minoranza linguistica del Molise viene ufficialmente riconosciuta con un accordo bilaterale firmato a Zagabria dal ministro degli esteri italiano, Lamberto Dini, e quello croato, Mate Granić. Il trattato, con cui tra l'altro vengono tutelati i diritti della minoranza italiana in Istria, si compone di otto articoli, l'ultimo dei quali fa espressamente riferimento alla comunità dell'enclave: “Senza pregiudizio per l'attuazione ad opera delle parti di tutte le disposizioni incluse nel presente trattato, e tenendo conto delle disposizioni contenute nello 'statuto' della Regione Molise, la Repubblica Italiana si impegna a concedere alla minoranza croata autoctona nel territorio di tradizionale insediamento, dove la sua presenza è stata accertata di preservare ed esprimere liberamente la propria identità e retaggio culturale, di usare la propria madrelingua in privato e in pubblico e di stabilire e mantenere le proprie istituzioni e associazioni culturali”.

Come si può evincere, alla comunità (che per ragioni scientifiche continueremo a chiamare “serbocroata” o “slava”) viene associata piena libertà di espressione culturale e linguistica. Con questo riconoscimento, quella molisana risulta essere per numero di parlanti la minoranza linguistica più piccola d'Italia.

3.6 IL PATRIMONIO ORALE

Lo slavo del Molise è una lingua che per cinque secoli è stata trasmessa con la sola tradizione orale, della quale fanno parte racconti, preghiere e canti tramandati da una generazione all'altra. Più ricco e più interessante è senza dubbio il patrimonio delle poesie popolari cantate, giunte però fino ai nostri giorni in maniera piuttosto frammentaria, poiché la trasmissione orale si è con il tempo impoverita. Quanto alla loro origine, si è sollevata una questione. Rešetar, infatti, non solo ne aveva messo in dubbio la paternità slava, per motivazioni legate alla metrica, ma era giunto perfino a dichiarare che queste poesie non erano altro che traduzioni di canti molisani; queste, infatti, sarebbero state create dagli abitanti per soddisfare la curiosità dei visitatori che chiedevano canti in dialetto locale16.

Tatjana Crisman ha invece rigettato questa tesi, ritenendo che le poesie fossero viva espressione dell'identità culturale della piccola enclave17. Stando alle parole della studiosa, Rešetar avrebbe tratto le sue conclusioni sulla base del processo di integrazione già in corso ai suoi tempi, che avrebbe perciò portato da parte della popolazione del posto a una rinuncia della propria identità, dimenticando così i propri canti18. E' anche tuttavia vero che questo patrimonio comprende alcune ninnenanne e canti religiosi di chiara matrice italo-molisana. Per ciò che concerne invece le tematiche delle canzoni, ricorrono frequentemente quella amorosa, epica e bucolica. Ancora Rešetar, nel corso del suo soggiorno nelle colonie, ne aveva annotato diverse, ascoltandole direttamente dalla bocca di alcuni autoctoni. Eccone un paio:

         

 

Divojka mblada19

 

 

Giovane ragazza

 

 

Divojka mblada,

Staro što ljubiš?

Vrimen što gubiš?

Što češ muti?

Staro se grije

pokraj ognjište,

ne more nišče

što češ mu ti?

Uzmi se mladiko

da te rastrese

staro se tresa,

vrago ga daj

(ko nije dobar več)

 

Giovane ragazza,

Perchè ami un vecchio?

Perchè perdi tempo?

Cosa te ne farai?

Il vecchio si riscalda

accanto al focolare,

nulla può fare,

e di lui cosa farai?

Prenditi un giovane

che ti rallegri

il vecchio trema,

mandalo al diavolo

(che non è più buono)

 

La canzone di Maria 20

 

Tama dole je na crikvica,

goluba zgudju,

mater božju budu:

Ustani sa male,

ka ti meću sina na križa

oni krv, ke pade zgora otara,

ki lipa misa ka sa govori!

 

Laggiù c'è una chiesetta,

le colombe tubano,

la madre di Dio svegliano:

Alzati, cara,

chè ti mettono il figlio in croce,

quel sangue che cade sull'altare,

che bella messa che si dice!

 

3.7 I MONUMENTI SCRITTI

In quanto lingua di tradizione orale, il dialetto è riportato in pochi testi scritti. A Giovanni De Rubertis, cultore della parlata locale, appartengono diverse poesie incluse in uno scambio epistolare con il poeta originario di Ragusa, Medo Pucić (Orsatto Pozza), risalente al 1853. Le lettere, pubblicate qualche anno più tardi in un opuscolo da un editore zaratino, contengono informazioni di carattere storico ed etnografico sulle colonie serbocroate. In appendice, poi, compare un poema lirico composto dallo stesso De Rubertis, che resta l'unica vera prova di poesia artistica in dialetto. Ma la vera importanza di tali lettere risiede nel fatto che, proprio grazie a queste, il mondo erudito e delle cultura venne a conoscenza dell'esistenza delle colonie nel Molise.

Nell'inventario delle testimonianze scritte va aggiunta la traduzione di una novella di Boccaccio ad opera, ancora una volta, di De Rubertis e pubblicata nel 1875 per il quinto centenario della scomparsa del grande narratore toscano. Un documento interessante, poiché ufficiale, è un telegramma del 1896 del Consiglio comunale di Acquaviva Collecroce ad indirizzo della principessa montenegrina Elena Petrović-Njegoš, scritto in occasione delle sue nozze con Vittorio Emanuele III, futuro re d'Italia. Infine, la prova scritta più recente, nonché più consistente, è la serie di riviste mensili che va sotto il nome di Naš jezik, pubblicata tra la fine degli anni Sessanta e i primi anni Settanta, come una delle tante iniziative per la conservazione della lingua21.

3.8 L' ONOMASTICA

Nella comunità è piuttosto difficile trovare nomi di persona autenticamente slavi, anche se probabilmente un tempo esistevano. Tanto meno si riscontrano forme slavizzate di nomi di santi cristiani, tranne in un solo caso, “Jivan” e “Govan” per “Giovanni”. Esiste anche il nome “Mara" (per “Maria”), sebbene sia uscito solo in tempi più recenti. Compaiono anche “Pavuj” e “Pavula” (rispettivamente per “Paolo” e “Paola”). Tuttavia, queste forme non hanno nulla a che vedere con quelle serbocroate della zona costiera22, ma provengono direttamente dal latino “Paulus”. Interessante è la presenza di vezzeggiativi in – ić, di chiara origine slava. Così, troviamo ad esempio: Pinić (da Pino) e Mingić (da Domenico). La maggior parte dei cognomi è di origine italiana. Quelli che compaiono con una certa frequenza sono Neri, Spadanuda, Sammartino, Chiavaro e Piccoli. Altri, invece, sono prettamente slavi ma, com'è possibile vedere, italianizzati. Eccone una lista:

Berchizzi (Brkić); Miletti (Miletić o Mileta); Blascetta (Blažetic); Papiccio (Papić); Jurizzi (Jurić); Staniscia (Stanišić); Marcovicchio (Marković); Tomizzi (Tomić).

Presso gli abitanti dell'enclave, infine, si può trovare anche un tipo di denominazione abbastanza particolare quando si ha a che fare con individui con lo stesso cognome. Perciò, per designare con maggiore precisione una persona, si aggiunge al suo nome quello del padre oppure il soprannome del padre o del nonno:

Ndjik Sepa Cirokin = Francesco di Giuseppe dello zio Rocco

šćer Kola Bilkin = figlia di Nicola del Bilak23. (Bilak è un soprannome con riferimento al colore della pelle dell'antenato).

 

 
 

16 Rešetar M., Op. cit., p. 78.

17 Crisman T., Op. cit., p. 44.

18 Crisman T., Op. cit., p. 46.

19 Crisman T., Op. cit., p. 53.

20 Rešetar M., Op. cit., p. 203.

21 Ministero dell'Interno, Op. cit., p. 14.

22 Rešetar M., Op. cit., p. 84.

23 Rešetar M., Op. cit., p. 86.

 

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