Aldo Simonetti

UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI BARI ALDO MORO

 

FACOLTÀ DI LINGUE E LETTERATURE STRANIERE
Corso di Laurea quadriennale in Lingue e Letterature Straniere (Vecchio Ordinamento)

Tesi di laurea In Lingua e Letteratura Serbocroata


Relatore: Chiar.ma Prof.ssa Barbara LOMAGISTRO Laureando: Cataldo SIMONETTI Matricola: 420917

ANNO ACCADEMICO 2009/2010

 

"Il dialetto slavo del Molise"

CAPITOLO II - IL DIALETTO (Aspetti grammaticali)

2.7 I PRONOMI

Anche i pronomi hanno conservato il neutro al singolare, così come la distinzione tra temi palatali e non palatali nel nom. e acc. sing. neutro. Perciò, accanto a to e ovo, si trovano i pronomi sve e moje. La declinazione è praticamente la stessa degli aggettivi determinativi, in quanto questi ultimi in serbocroato si sono trasformati in analogia agli stessi pronomi. Esiste però qualche divergenza, come nel caso del dat. sing. femm.: questo si conserva quando i pronomi restano isolati e non fungono da attributi di sostantivi, mentre, in caso contrario, si ha la sostituzione con l'accusativo. Es.: daj onu ženu (“da' a quella donna”).

Questa anomalia può essere spiegata in virtù di quanto avviene nella declinazione femminile degli aggettivi, dove si è persa la desinenza del dativo a favore di quella dell'accusativo. Un altro particolare fenomeno è costituito da una doppia forma di pronomi personali presenti all'interno di una stessa frase: onaj maše ju mitati (“quella donna la doveva invitare”). Ancora, si può aggiungere che il pronome personale della terza ha perso il neutro, mentre le forme del genere maschile e femminile sono identiche a quelle comuni serbocroate, anche per ciò che riguarda le enclitiche.

La declinazione dei pronomi personali si è mantenuta molto bene, ad eccezione del caso locativo, sostituito dall'accusativo, come del resto in tutti i pronomi senza distinzione di genere. Infine, va segnalata la mancanza del pronome relativo koji sostituito da quello italiano che, il quale può essere pronunciato sia “ke” che “ka”. Ecco di seguito le due tipologie di declinazione del pronome, una con distinzione di genere, l'altra priva di essa, prendendo a modello rispettivamente il dimostrativo “ovi” e quelli di prima persona singolare e plurale:

             

CON DISTINZIONE DI GENERE

SINGOLARE

             
    MASCH. FEMM. NEUTRO    
  N. ov-i ov-a ov-o    
  G. ov-oga ov-e ov-oga    
  D. ov-omu ov-oj ov-omu    
  A. ov-i, ov-oga ov-u, ov-oj  ov-o    
  L. = acc. = acc. = acc.    
  S. ov-im ov-om ov-im    
             
PLURALE
             
    MASCH. FEMM.    
  N.   ov-i ov-e    
  G.   ov-ihi ov-ihi    
  D.   ov-imi ov-imi    
  A.   ov-e ov-e    
  L.   = acc. = acc.    
  S.   ov-imi ov-imi    
             
PLURALE
             
    MASCH. FEMM.    
  N.   ja mi    
  G.   mene nas    
  D.   meni nami    
  A.   mene nas    
  L.   = acc. = acc.    
  S.   menom nami    

2.8 I NUMERALI

Nonostante nel dialetto i numeri siano stati in gran parte sostituiti con i corrispettivi italiani, la loro declinazione originaria si è in qualche modo conservata, anche se solo per quelli più piccoli. A “uno” corrisponde la forma “jena”, utilizzata al nominativo per entrambi i generi. Combinata con i sostantivi maschili, è valida anche per l'accusativo, mentre con quelli femminili assume la desinenza -u. Il “due” ha mantenuto la sua declinazione duale solo al nom. e acc.: dva (masch.), dvi (femm.); per il resto ha le stesse uscite degli aggettivi.

Stessa regola vale per la forma di “entrambi” che, appunto, si sviluppa in base al “due”: obedva (masch.) e obedvi (femm.). I numeri tri e četer, invece, hanno una loro flessione, come avviene nel serbocroato, mentre quelli più elevati sono indeclinabili: šest, trinast, osamdeset, sto, ad es., restano tali in tutti i casi.

Allo stesso modo della maggior parte dei dialetti štokavi, l'espressione slava per “mille” è scomparsa ed è stata sostituita da quella greca “hiljada”, “prestata” agli slavi in seguito ai numerosi scambi commerciali avvenuti in passato. Gli ordinali si sono ormai persi e delle forme originarie sono sopravvissuti solo “prvi” e “drugi”; dalla terza in su assumono tutti la corrispondente italiana: “terc” (“terzo”). Per ultimi, si segnalano i collettivi dvoje, troje, četvero, non di rado utilizzati dai parlanti.

2.9 I VERBI

La flessione del verbo, diversamente dai sostantivi, si è conservata meglio benché compaiano delle eccezioni, molte delle quali dovute all'influsso dei dialetti italiani meridionali. Particolare importanza va data, in tal senso, alle forme del passato. Si sa che originariamente le lingue slave possedevano un sistema di tempi molto complesso che, con l'incalzare dell'aspetto verbale8, si è ridotto al punto tale da comprendere un solo tempo, il perfetto. Così, secondo un ordine cronologico, furono eliminati l'imperfetto, l'aoristo e il piuccheperfetto. Questo sistema è riuscito a resistere per intero nel bulgaro e nel macedone, mentre ne resta solo che qualche traccia nel serbocroato. Nello slavo molisano l'aoristo è regolarmente scomparso, mentre l'imperfetto si è sorprendentemente ben mantenuto.

Si tratta in effetti di un fenomeno particolare in controtendenza con le lingue slave e le cui cause risiedono nel contatto con l'area romanza. Un contributo, a tal proposito, lo offre la Benacchio, secondo cui la perdita dell'aoristo sarebbe dipesa dall'influenza delle parlate definite di “area adriatica” (con riferimento al litorale abruzzese e molisano). Qui, infatti, l'impiego del passato remoto, al posto del quale viene utilizzato il passato prossimo, è abbastanza raro e l'imperfetto viene regolarmente usato, motivo per cui si è verificata la sua conservazione nella lingua dell'enclave9.

Presente

Le desinenze del presente sono praticamente le stesse della lingua letteraria. Solo i verbi in -im hanno introdotto nella terza plur. la finale -u: činu, stoju, nosu. e così anche hoću per hoćem. Anche la desinenza -u della prima sing. si è conservata per hoću molto raramente, mentre per mogu niente affatto, perchè queste forme sono di regola hoćem, nećem e morem. Tra le forme del presente compare quella particolare della prima sing. “sa” di “bit” (“essere”). Questa deriva dalla forma originaria proclitica “sam”, la cui consonante finale è stata eliminata. I verbi seguenti hanno forme tematiche irregolari al presente: snovat>snovam (anziché snujem). Si è sviluppata inoltre la forma idjem (per idem), in base a podjem.

Imperativo

La formazione dell'imperativo risulta essere regolare, sia per quanto riguarda il tema che per le desinenze. Soltanto nella seconda sing. in -i, quest'ultimo suono può essere eliminato. Per cui si possono avere questi effetti: sid! muč! prid! Inoltre, capita che in alcune forme dell'imperativo con finale tematica -j, questa scompaia. Nello slavo molisano è possibile esprimere un comando o un desiderio alla prima sing., nonostante per questa persona l'imperativo non possegga in genere alcuna forma; nella circostanza, però, si utilizza la particella neka e la si collega all'infinito del verbo: neka reć! (“che io dica!”). L'impiego di tale costruzione può anche avvenire nella prima plur., benchè questa abbia una propria forma normale, con la variante che alla particella precedente si aggiunge il suffisso -mo.

Imperfetto

Si forma dal tema del presente con l'aggiunta di una -a finale e dei vari suffissi. Es.: brati-berem>beraše; kupovati-kupujem>kupujaše. L'eccezione alla regola si può trovare nel caso di alcuni verbi dove il tema dell'imperfetto si può formare con l'impiego di una -e. Es.: idjem>ideše. Va annotata, a livello morfologico, una semplificazione delle forme del paradigma rispetto a quelle originarie. Così, alla prima sing. si ha “gredah-u”, con l'aggiunta di una vocale finale per analogia alla terza plur. Anche in questo caso si tratterebbe di un fenomeno dovuto all'interferenza romanza.

Questo è il quadro della coniugazione dell'imperfetto:

SING.

PLUR.

1a

gredahu

gredahmo

2a

gredaše

gredahte

3a

gredaše

gredahu

Infinito

Nella terminazione dell'infinito, la -i si dilegua e, molto spesso, può scomparire tutta la sillaba finale (in questo caso -ti e -ći). In questo modo, diverse forme possono divenire addirittura monosillabiche: do (da doći); na (da naći). In taluni casi può anche cadere una sillaba intermedia: čit (per činiti).

Gerundio

Il gerundio presente si forma dalla terza pers. plur. del presente con l'aggiunta della desinenza -ć. Contrariamente a quanto accade nel serbocroato comune, non si incorpora ad essa la vocale -i, che qui invece si è persa. Tale perdita, tra l'altro, avrebbe avuto luogo già nella madrepatria10. I verbi in -eti e -iti hanno sostituito la vocale tematica -e, appartenente alla terza plur., con la -u. Così si ha nosuć (“portando”) e viduć (“vedendo”). Il gerundio passato è invece scomparso del tutto.

Participio passato attivo e passivo

Il participio passato attivo ha al masch. sing. la terminazione in –a oppure -ja: reka, počeja, čuja. Per il resto, la sua flessione appare regolare. Un fenomeno particolare interessa il verbo “biti” che, in seguito ad accorciamento, può diventare “bi”. Tale forma è valida per tutti i numeri e generi. Il participio passato passivo è scarsamente utilizzato e nella sua forma risulta comunque normale: viden, pečen.

Forme verbali composte

Le forme verbali composte sono grosso modo le stesse presenti nello štokavo. Il perfetto differisce dalla forma normale soltanto per la posizione dell'ausiliare, che nel dialetto molisano precede sempre il participio: “sa reka” (anziché “rekao sam”). Questa lieve differenza si ha anche al futuro, laddove si trovano forme come ću dat, ćeš dat, anche all'inizio di frase, cosa impossibile per il serbocroato. Il condizionale si costruisce come nella lingua letteraria, con l'unica variante costituita dalle forme dell'ausiliare un po' diverse dal solito: ja bi; ti bi; on bi; mi bimo; vi biste; oni bi. Come è evidente, la prima sing. si è assimilata alla terza sing. e alla terza plur., mentre prima e seconda plur. hanno preso la desinenza del presente.

2.9.1 OSSERVAZIONI SUL SISTEMA VERBALE

Va anzitutto segnalata la presenza del piuccheperfetto mantenutosi, anche in questo caso, grazie all'influsso dell'area linguistica romanza. Questo si forma con il perfetto dell'ausiliare “biti” ed esprime un'azione avvenuta in un passato remoto oppure anteriormente a un momento di riferimento del passato. Es.: sa bi pisa (“avevo scritto”); si bi pisa (“avevi scritto”). L'uso di tale tempo non è tuttavia frequente come per l'imperfetto. A proposito di quest'ultimo, ne va rilevata la presenza in verbi perfettivi collocati in frasi che non descrivono la durata di una singola azione nel passato, ma che esprimono la ripetizione della stessa.

Piuttosto interessante è il processo con cui i prestiti verbali provenienti dall'italiano o dai dialetti limitrofi si integrano nel sistema aspettuale. In questo senso, i verbi che esprimono un'azione limitata (che Breu definisce “aterminativi”) entrano nella lingua come verbi perfettivi, per poi dare vita alla corrispondente forma imperfettiva: skoprit/skoprivat (“scoprire”); partit/parčivat (“partire”). Viceversa, i verbi che sono sprovvisti di limite (“aterminativi”), vengono recepiti come imperfettivi, senza che però acquisiscano la corrispondente forma perfettiva: kapit (“capire”); baštat (“bastare”).

 
 

8 Caratteristica fondamentale del verbo nelle lingue slave è l'aspetto, che può essere perfettivo o imperfettivo. Il primo (detto anche “momentaneo”) esprime un'azione compiuta, finita; l'aspetto imperfettivo (o “durativo”) indica invece un'azione in corso di svolgimento, non compiuta o ripetitiva.

9 Benacchio R., Il contatto romanzo-slavo tra i croati del Molise e nei dialetti sloveni del Friuli, in <<Von Züstander Dynamik und Veränderung bei Pygmäen und Gigantem>>, [S. l ], 2008, p.181.

10 Rešetar M., Op. cit., p. 139.

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