Aldo Simonetti

UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI BARI ALDO MORO

 

FACOLTÀ DI LINGUE E LETTERATURE STRANIERE
Corso di Laurea quadriennale in Lingue e Letterature Straniere (Vecchio Ordinamento)

Tesi di laurea In Lingua e Letteratura Serbocroata


Relatore: Chiar.ma Prof.ssa Barbara LOMAGISTRO Laureando: Cataldo SIMONETTI Matricola: 420917

ANNO ACCADEMICO 2009/2010

 

"Il dialetto slavo del Molise"

CAPITOLO II - IL DIALETTO (Aspetti grammaticali)

2.1 INFORMAZIONI GENERALI

Nelle colonie slave del Molise è parlato, come già accennato, un dialetto serbocroato del tipo štokavo-ikavo. Ciononostante, esso presenta anche delle particolarità proprie dei dialetti čakavi. Questo lascia supporre che la terra d'origine dei migranti facesse parte dell'area linguistica štokava, ma che si trovasse altresì nelle vicinanze di quella čakava. Così, il contatto fra le due aree linguistiche avrebbe comportato l'inserimento di caratteristiche čakave all'interno della lingua dei coloni.

In tal senso, Rešetar scongiura l'ipotesi di un'importazione diretta di tali elementi nell'Italia meridionale come conseguenza di una mescolanza di emigranti čakavi con quelli štokavi, sostenendo che i coloni se ne erano appropriati soltanto nella madrepatria1. Tra le particolarità in questione si possono annoverare: l'esito del nesso dj in j; la conservazione della semivocale protoslava o il suo esito in a in alcuni termini; la forma “crikva” per la più comune štokava “crkva”. Al di là di queste considerazioni va detto che, per quanto riguarda la grammatica, il dialetto è puramente štokavo.

Se invece si getta lo sguardo al lessico e alla fraseologia, è da ritenersi a tutti gli effetti un dialetto costiero con influssi provenienti dall'antico dalmatico e dall'italiano. L'azione di quest'ultimo, abbastanza notevole, è evidente a tutti i livelli, morfologico, fonetico e sintattico; la stessa pronuncia, per di più, si è adattata a quella dei gerghi meridionali. Addirittura, Rešetar ha modo di constatare (e si parla già di un secolo fa) come, ascoltando un parlante delle colonie, un croato o un serbo possano avere l'impressione di trovarsi di fronte a un italiano che storpia la loro lingua. Detto ciò, andiamo ad analizzare tutti gli aspetti costitutivi dello slavo molisano.

2.2 LE VOCALI

Prestando attenzione all'inventario delle vocali del dialetto, salta subito all'occhio una caratteristica piuttosto singolare: la distinzione di due o (aperta e chiusa) e di tre e (aperta, chiusa e tendente ad a), che normalmente non compare nei dialetti štokavi. Fatta questa premessa, si può tracciare un quadro generale dei suoni vocalici. Le vocali toniche, brevi e lunghe, restano di regola invariate; se però la sillaba è lunga, e e o assumono una pronuncia più chiusa, mentre la i tende spesso a trasformarsi in una e.

Le vocali atone, invece, sebbene soltanto nelle sillabe brevi, subiscono diverse variazioni; queste possono essere sia di tipo quantitativo che qualitativo. In questo modo le vocali atone brevi, specie in sillaba finale, tendono a essere pronunciate più aperte, sicchè -o, -u, -e, -i tendono verso -a, -o, -a, -e, trasformandosi praticamente in queste ultime. A parte questa eccezione, la pronuncia delle vocali atone è da considerarsi alquanto singolare. Se in ambito štokavo queste vengono pronunciate in modo chiaro come quelle toniche, nel dialetto molisano la vocale tonica, invece, viene evidenziata al punto tale da far risultare a confronto quella atona fortemente ridotta sia nel suono che nella durata. E qui si tratta di influenza esercitata dall'italiano. 

2.2.1 PARTICOLARI ESITI DELLA VOCALE PROTOSLAVA ě

Parlando di dialetti štokavi, grande importanza assume l'esito dell'antica vocale protoslava ě poiché, proprio grazie a questa, è possibile classificare lo štokavo in ulteriori dialetti. Secondo questa classificazione, il dialetto dell'enclave serbocroata è di tipo ikavo, considerando che ě ha per esito i. Tuttavia, in circostanze sporadiche compare una e in luogo di i. E' il caso di “verijat” (“credere”) e “obedvi” (“entrambi”). Per quanto riguarda il primo esempio, l'anomalia può essere ricondotta ai noti contatti del nostro dialetto con il čakavo.

Infatti, si può ipotizzare che la madrepatria dei coloni, benchè in territorio štokavo, avesse fatto parte di una diocesi čakava o in parte tale, dove i religiosi parlavano questa variante2 linguistica. Perciò, il termine “verijat”, di uso religioso, sarebbe entrato nella lingua dei predecessori degli emigranti. La forma “obedvi”, invece, va collegata a forme remote presenti sia nei dialetti ikavi che in quelli jekavi. Altro fenomeno particolare è quello relativo alla pronuncia della i lunga tonica, esito di ě: in diversi casi questa risulta più aperta, tanto da tendere quasi a una e. Esempi: criekva “chiesa”; biela “bianca”.

In questa circostanza, lo slavo molisano risulta essere isolato dall'insieme di tutti i dialetti serbocroati. Si può altresì dire che la genesi di questo trattamento della pronuncia è da ricercare nei contatti con l'italiano e, tanto più, con alcuni dialetti italiani limitrofi che presentano appunto questa caratteristica.

2.2.2 ALTRI FENOMENI DEL VOCALISMO

Nel novero delle particolarità presenti nel sistema vocalico del dialetto, va menzionata la pronuncia chiusa delle vocali o ed e, le quali tendono rispettivamente a una u e una i. Sebbene qualcosa di analogo abbia luogo anche in alcune parlate serbocroate, nella fattispecie quelle čakave della Dalmazia settentrionale, questo fenomeno è riconducibile ancora una volta all'influsso dei dialetti italiani meridionali. In alcuni termini è possibile osservare una i preposta a j, come in “jist” (“mangiare”) e “jigrat” (“giocare”); elemento, questo, di origine čakava. Altra particolarità da considerare è, infine, la contrazione nei numerali di -ae in -a: dvanast (cfr. dvanaest); trinast (cfr. trinaest).

2.3 LE CONSONANTI

Se si mette a confronto il catalogo delle consonanti della lingua di nostro interesse con quello degli altri dialetti štokavi, si nota da subito la loro uguaglianza, quasi completa3. L'unica differenza, infatti, è costituita dall'affricata sonora dz, che peraltro è visibile soltanto in alcuni prestiti italiani. La w, che non compare affatto in serbocroato, è qui visibile in un solo caso, ossia nel toponimo Wodajwa (Acquaviva). L'influsso dell'italiano, va detto, è abbastanza scarso ed è riscontrabile più di tutto nel fatto che dopo vocali brevi le consonanti possono essere pronunciate lunghe. Di tipicamente čakavo, poi, non figura pressochè nulla. Pertanto, si potrebbe concludere dicendo che, almeno per quanto riguarda il consonantismo, lo slavo molisano è un dialetto puramente štokavo. Numerosi sono comunque i fenomeni che qui si manifestano e che ci accingiamo a trattare secondo una suddivisione di tipo fonetico.

Liquide

In primo luogo va menzionato il trattamento della l in chiusura di sillaba. Questa, dopo a e o, scompare del tutto. Es.: posto (pl. postole). Dopo le restanti vocali, invece, diventa -ja o una -j dopo la scomparsa della vocale atona finale. Es.: činija (gen. činila) ; angej (gen. angela). In questo ambito si assiste, inoltre, a un fenomeno per cui la liquida l viene palatalizzata dopo suoni gutturali. Es.: kljšte (cfr. klište)

Labiali

Nel contesto delle labiali va indicata la sostituzione in diversi casi della spirante sonora v con la sorda f e, in particolare, dopo una s sorda. Es.: sfit (cfr. svit); sfaki (cfr. svaki). Questa trasformazione, per quanto sia rinvenibile già nell'antico serbocroato, è da ricondurre all'influenza della pronuncia italiana.

Gutturali

Si osserva anzitutto la conservazione della h, che nei dialetti štokavi è quasi del tutto scomparsa. Molto poco si è conservato di quella che viene definita “seconda palatalizzazione” delle gutturali, presente ancora in alcune forme: vuče( nom.sing. vuk); vrazi (nom.sing. vrag); roze (nom.sing. roz) 

Palatali

Quanto alle palatali, il dialetto ha lasciato da sempre invariato il nesso čr così come gran parte dei dialetti čakavi, laddove quelli štokavi hanno dato sviluppo a cr. Come spesso accade nello štokavo, anche qui la Ž che si trova nel verbo “moći” (“potere”) diventa r. Così: “morem” (“posso”).

2.3.1 LA SCOMPARSA DI CONSONANTI

Nello štokavo del Molise si manifesta una tendenza delle consonanti a scomparire specie all'interno dei nessi che, proprio in virtù di questa, vengono alleggeriti. Ecco alcuni esempi: četrtak (cfr. četvrtak); gozdje (cfr. gvozdje); trd (cfr. tvrd). Inoltre, la caduta di una consonante può spesso interessare un nesso creato dall'unione di due parole. Es.: pe-liri (cfr. pet-liri). Sulla base di quanto è stato detto si può sostenere che esiste, dunque, un'avversione ai nessi consonantici. Tuttavia, vi è qualche eccezione come la conservazione del gruppo -skn-, non più presente negli altri dialetti štokavi: stisknit (“schiacciare”). Il dileguo di consonanti può avvenire, seppur raramente, anche all'inizio, all'interno o alla fine di parola. Ecco i rispettivi esempi: ezik (cfr. jezik); neov (cfr. njegov); jope (cfr. jopet-opet).

 
 

1 Rešetar M., Op. cit., p. 87.

2 Rešetar M., Op. cit., p. 89.

3 Questo è l'elenco delle consonanti nel serbocroato: b, c, č, ć, d ,dž, đ, f, g, h, j, k, l, lj, m, n, nj, p, r, s, š, t, v, z, ž.

 

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