Aldo Simonetti

UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI BARI ALDO MORO

 

FACOLTÀ DI LINGUE E LETTERATURE STRANIERE
Corso di Laurea quadriennale in Lingue e Letterature Straniere (Vecchio Ordinamento)

Tesi di laurea In Lingua e Letteratura Serbocroata


Relatore: Chiar.ma Prof.ssa Barbara LOMAGISTRO Laureando: Cataldo SIMONETTI Matricola: 420917

ANNO ACCADEMICO 2009/2010

 

"Il dialetto slavo del Molise"

CENNI STORICI

1.4.2 ACQUAVIVA, SAN FELICE E MONTEMITRO 

Ad Acquaviva Collecroce (Kruč), considerata la capitale di questa enclave alloglotta nel cuore dell'Italia, la popolazione slava esisteva già nel 1297, come riportato da una bolla presumibilmente di quell'anno ed emanata da Bonifacio VIII8. Secondo De Rubertis, invece, il centro sarebbe sorto nel 1537 da una costola del piccolo abitato di Cerritello, popolato da slavi e albanesi. Un'epidemia di colera, infatti, avrebbe spinto la gente del posto a trasferirsi altrove; così, gli slavi avrebbero fondato il villaggio di Acquaviva.

Benchè tale affermazione si basi su un documento scritto, nella fattispecie una convenzione stipulata tra i coloni e i cavalieri dell'Ordine di Malta, non è tuttavia possibile pensare a una fondazione completamente nuova. Inoltre, dai registri catastali ritrovati negli archivi comunali, risulta che nel 1532 vi fossero già 32 famiglie. Ad ogni modo, è opinione diffusa ritenere che Acquaviva, dopo lo spopolamento o distruzione, fosse stata occupata da profughi venuti sia direttamente dalla Dalmazia che da Cerritello nel 1532. Su San Felice (Filić) possediamo alcuni dati, piuttosto attendibili. Il primo proviene da Mons.

Giannelli che, in una sua opera manoscritta9, racconta di un insediamento di dalmatini giunti qui nel 1518 per fondare una colonia. Anche in questo caso non si trattò di una nuova fondazione, in quanto il luogo era stato abbandonato negli ultimi anni del XV secolo. A sostegno di ciò vi è anche il “Catalogo dei Baroni”, un registro di beni nobiliari menzionato dal Magliano10 e risalente all'epoca normanna, in cui viene riportato il nome di San Felice. La peste del 1656, successivamente, avrebbe sterminato larga parte della popolazione e reso deserto il sito, tanto che qualche anno dopo ci sarebbe stato un nuovo stanziamento di slavi.

 

Montemitro (Mundimitar), la più piccola delle tre località in questione, sarebbe già citata nel XII secolo e chiamata Monte Mitulo. Nel 1595 venne registrata per la prima volta col suo nome attuale, ma davvero scarse sono le notizie concernenti l'occupazione slava. Si potrebbe ipotizzare una colonizzazione da parte degli abitanti di San Felice (forse nel 1522), considerando la vicinanza tra i due posti e il fatto che Montemitro appartenne in epoca passata a quel territorio comunale. L'unica constatazione certa è che anche in questa circostanza non si trattò di una fondazione slava. La certezza è data dalla presenza di una lapide, conservata nella chiesa di Santa Lucia, in cui si legge la data, 1313. Di conseguenza, il luogo fu abitato già nel XIV secolo e forse, come inizialmente detto, anche prima.

1.4.3 ALTRE PRESENZE SLAVE NEL MOLISE

Sebbene non più abitate da gruppi di lingua serbocroata, vi sono località che un tempo furono colonie slave. Accanto alle già menzionate Palata e San Biase, vanno citate Montelongo, Mafalda, Castelmauro e Tavenna. In quest'ultima il dialetto stokavo-ikavo è scomparso soltanto nella seconda metà dell'Ottocento, come testimoniato da numerosi rapporti dell'epoca. Un caso del tutto eccezionale, nonché rilevante ai fini della nostra ricerca, è costituito da San Giacomo degli Schiavoni. Esso fu infatti l'unico insediamento che risulta fondato per la prima volta da slavi. Mons. Giannelli11 scrive che essi giunsero intorno alla metà del XVI secolo e, spronati dall'allora vescovo locale Vincenzo Durante, iniziarono ad edificare una zona rimasta incolta fissandovi il domicilio.

Stando a questo scritto, gli slavi di San Giacomo sarebbero giunti in Italia più tardi di quelli molisani, sbarcando sulle coste italiane verso il 1564. Un'altra particolarità è rappresentata da Petacciato. Alcune decine di famiglie originarie di Acquaviva si stabilirono nei pressi dell'antico sito romano di Petacium, alle quali si aggiunsero in seguito altre genti provenienti da paesi vicini. In tutti questi casi va detto che l'elemento slavo si è italianizzato (sia per quanto riguarda la lingua che i costumi), sicchè nessuna traccia (fatta eccezione per Palata, i cui abitanti hanno conservato cognomi di origine slava) della colonizzazione è più visibile.

 
 

8 Si tratta della Bolla del 22 settembre 1297,che contiene la citazione latina “Castrum Aquaevivae, habitatum cum vassallis Schlavonis” (“Il paese di Acquaviva abitato da sudditi Schiavoni”). Tuttavia, la veridicità di tale documento è stata messa in discussione da un ricercatore locale, secondo cui questo risalirebbe ad un periodo di gran lunga posteriore.

9 Giannelli T., Memoria intorno alla Chiesa di Termoli e Diocesi, 1769.

10 Magliano G., Op. cit., pp. 240-241.

11 Giannelli T., Op. cit., p. 36.

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