Aldo Simonetti

UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI BARI ALDO MORO

 

FACOLTÀ DI LINGUE E LETTERATURE STRANIERE
Corso di Laurea quadriennale in Lingue e Letterature Straniere (Vecchio Ordinamento)

Tesi di laurea In Lingua e Letteratura Serbocroata


Relatore: Chiar.ma Prof.ssa Barbara LOMAGISTRO Laureando: Cataldo SIMONETTI Matricola: 420917

ANNO ACCADEMICO 2009/2010

 

"Il dialetto slavo del Molise"

CENNI STORICI

1.3 IL LUOGO DI PROVENIENZA DEI COLONI

Sebbene qualcuno abbia ricercato la madrepatria degli slavi molisani nel Montenegro, pur senza addurre prove fondate, è ormai pacifico che la loro terra di origine fu la Dalmazia, esattamente la regione compresa tra il monte Velebit a nord e il fiume Narenta a sud. Occorrerebbe, però, specificare da quale zona gli emigranti partirono alla volta dell'Italia. Un contributo, in tal senso, lo offre Smodlaka. Questi, durante un suo soggiorno nelle colonie, notò una forte somiglianza tra il dialetto locale e quello 'ikavo' dell'entroterra di Makarska, a cui aggiunse una similitudine tra l'abbigliamento delle donne del posto e quello della città appena menzionata.

Riflessioni queste che, per quanto interessanti e non così lontane dalla realtà, non possiedono comunque valore scientifico5. Ma, ancora una volta, giunge in nostro aiuto la linguistica. Constatato, infatti, che quello molisano è un dialetto štokavo-ikavo6, andiamo dunque a vedere in quali zone della Dalmazia veniva all'epoca parlato questo tipo di linguaggio.

Queste corrispondono alla fascia di territorio compresa tra i fiumi Cetina e Narenta, esattamente al circondario di Makarska e alla valle della Narenta. Ad onor del vero, nel dialetto molisano esistono delle particolarità come sostantivi ed espressioni, riconducibili a dialetti più settentrionali (čakavi), tanto da far pensare che i coloni provenissero da una zona più a nord di quella indicata. In realtà, come suggerisce Rešetar, questi elementi sarebbero stati assimilati dalla popolazione štokava della valle della Narenta in seguito ai contatti con parlanti di lingua čakava.

1.4 IL VIAGGIO VERSO L'ITALIA

Come già abbiamo avuto modo di accennare, la diaspora di questa comunità fu la conseguenza dei numerosi attacchi perpetrati dai turchi sul finire del XV secolo, quando il loro potere nella penisola balcanica si era già consolidato. Frequenti erano le aggressioni al territorio croato, ultima barriera (o, secondo un'accezione religiosa, ultimo baluardo cristiano) verso l'Occidente. Così, saccheggi, vessazioni e violenze investirono anche la zona di origine dei coloni.

Passiamo ora ad analizzare gli aspetti di questa emigrazione, cominciando anzitutto con il motivare la scelta della nuova sede. Vanno in questo senso addotte ragioni di opportunità: il Molise è infatti prospiciente la costa dalmata e le sue condizioni ambientali (climatiche e, assieme, paesaggistiche) sono molto simili a quelle della madrepatria. Ma non è altresì da escludere che tali popolazioni fossero state 'indirizzate' verso detti luoghi per ripopolarli, considerando lo stato di abbandono in cui questi ultimi versavano dopo il fortissimo terremoto del 1456 e la pestilenza del 1495. Quanto al viaggio intrapreso, non è possibile conoscere le modalità con cui venne affrontato, questo a causa dell'assenza di documentazioni: nessuno, infatti, pensò di compilare una memoria o di lasciare una testimonianza scritta.

Dalle poche notizie di quel tempo si può ipotizzare che, ridotti in miseria e malandati, avessero attraversato il mare in navi proprie o perfino messe a disposizione dai veneziani7. Si potrebbe, però, quantificare il numero di slavi che, abbandonata la madrepatria, si insediarono nelle nuove terre. Malgrado l'insufficienza di materiale utile per effettuare una stima esatta, non sarebbe impossibile ricavare, sulla scorta di dati provenienti da censimenti che risalgono alla prima metà del XVI secolo, una cifra quantomeno approssimativa. Questa si aggira attorno alle 3000 unità le quali, in realtà, non risulta scontato fossero giunte tutte in una volta. In merito alla periodizzazione storica dello spostamento, possiamo invece disporre di prove affidabili.

Oltre a quelle già citate, va registrato un contratto d'affitto di terre tra coloni slavi e feudatari di San Biase risalente al 1509. Va altresì inserita un'iscrizione in pietra posta sulla facciata della chiesa di Palata che ci riferisce l'anno di costruzione (1531) e i suoi autori, cioè i dalmati; ciononostante, si può supporre che questi nuovi abitanti si trovassero lì da almeno una ventina d'anni tenuto conto che, per reperire le risorse necessarie per la realizzazione dell'edificio, sarebbe stato necessario un arco di tempo quanto quello appena indicato. Un'ulteriore prova risiede nella lingua degli slavi molisani. Qui non ci sono parole turche, il che lascia pensare che essi rimasero poco, se non per nulla, a contatto con gli ottomani: in base a questo, si potrebbe collocare l'emigrazione persino negli ultimi anni del XV secolo. In conclusione, è possibile affermare che i coloni giunsero in Italia a cavallo tra il XV e XVI secolo.

1.4.1 I PRIMI INSEDIAMENTI

La colonizzazione del Molise consistette, in linea di massima, in un ripopolamento di località devastate oppure in un insediamento in zone non coltivate, al fine di renderle produttive per i feudatari. Prima di insediarsi nelle tre località dove tuttora si conservano loro usi, lingua e costumi a distanza di ben cinque secoli, gli slavi dovrebbero però aver occupato altri posti.

Questo perchè le prime notizie sul trasferimento dei profughi nelle attuali colonie sono posteriori a quelle relative ad altri due centri, Palata e San Biase. Nel primo caso, esiste un atto risalente alla metà del Seicento in cui viene fatto cenno della provenienza di quelli (nominando la Dalmazia), chiamati 'Schiavoni', che sarebbero giunti lì al tempo di Ferdinando I (verso la fine del XV secolo). Anche l'iscrizione, di cui abbiamo già parlato e presente sul portale della chiesa, conferma in qualche modo la veridicità di questa tesi. San Biase dovrebbe essere stato, in ordine cronologico, il secondo insediamento.

Ne parla il Piedimonte7 che, sulla base di vecchi manoscritti, certifica la presenza di slavi già nel 1508, allorquando i Carafa, signori della zona, chiamarono 32 famiglie di origine balcanica per ripopolare il paese, distrutto mezzo secolo prima da un terremoto. Andiamo ora a ripercorrere in breve la storia dei tre paesi molisani dove la comunità slava tutt'oggi sopravvive.

 
 

5 Rešetar M., Op. cit., p. 50, da Smodlaka J., Posjet Apeninskim Hrvatima. Putne uspomene i bilješke, i <<Hrvatska Misao 3/12>>, Zadar, 1904.

6 I principali dialetti dell'area linguistica serbocroata sono lo štokavo, il čakavo e il kajkavo; tali denominazioni sono date sulla base della forma che nei rispettivi dialetti assume la domanda “Che cosa?”. Lo štokavo, parlato dalla maggioranza della popolazione di suddetta area, a seconda che la vocale protoslava ě è continuata con e, i ed e, si suddivide in tre varietà: ekavo, ikavo e jekavo. L'ikavo, idioma di nostro interesse, è parlato ad occidente e nella Slavonia.

7 Rešetar M., Op. cit., p. 44.

7 Piedimonte G., Spigolature storiche molisane, Campobasso, 1904, p. 56.

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