Aldo Simonetti

UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI BARI ALDO MORO

 

FACOLTÀ DI LINGUE E LETTERATURE STRANIERE
Corso di Laurea quadriennale in Lingue e Letterature Straniere (Vecchio Ordinamento)

Tesi di laurea In Lingua e Letteratura Serbocroata


Relatore: Chiar.ma Prof.ssa Barbara LOMAGISTRO Laureando: Cataldo SIMONETTI Matricola: 420917

ANNO ACCADEMICO 2009/2010

 

"Il dialetto slavo del Molise"

CENNI STORICI

1.1 GLI INSEDIAMENTI SLAVI NELL'ITALIA MERIDIONALE

Le comunità serbocroate, che attualmente popolano i tre centri molisani di Acquaviva Collecroce, San Felice e Montemitro, sono ciò che resta dei numerosi insediamenti slavi che ebbero luogo nell'Italia meridionale in differenti periodi. Le prime presenze di slavi nel Mezzogiorno, sulla scorta del racconto di Paolo Diacono, si sarebbero avute attorno alla metà del VII secolo, allorquando genti provenienti dalla Dalmazia sbarcarono sulle coste di Siponto, nei pressi di Manfredonia.

Altre, poi, sono attestate nel X secolo ed ebbero per teatro ancora una volta le coste garganiche. Se tali testimonianze non sono confortate da prove tangibili, non si può tuttavia dire la medesima cosa per ciò che concerne l'arrivo di suddette popolazioni in territorio abruzzese: la documentazione più antica a riguardo risale, con ogni probabilità, alla fine del XIII secolo, con riferimento ai dazi che gli slavi del posto avrebbero dovuto pagare alle autorità locali. Va sottolineato che proprio in Abruzzo, in particolare nei circondari di Vasto e Lanciano, si riscontra più che in ogni altra parte questo fenomeno migratorio, avvenuto in larga parte tra XIV e XVI secolo. Insediamenti slavi, nel corso del basso Medioevo, interessarono anche la Puglia, nella fattispecie l'importante città commerciale di Brindisi e diversi altri centri dislocati nel suo territorio quali Castelluccio, Giovinazzo e San Vito degli Schiavoni, successivamente denominata “dei Normanni”.

Da qui, alcuni di questi colonizzatori si sarebbero spostati verso la Basilicata e, altri ancora, verso la Calabria: la semplice denominazione della località di Schiavonea, piccola frazione di Corigliano Calabro, ne sarebbe una testimonianza. Sempre la toponomastica rivelerebbe tracce di presenze slave anche nella provincia di Caserta. Al di là delle diverse collocazioni scelte da questi pacifici migranti, loro unico comune denominatore fu senza dubbio la provenienza, trattandosi essenzialmente della Dalmazia e, in alcuni casi, del Montenegro.

Più complesso è il problema delle cause di questi movimenti verso la riva opposta dell'Adriatico. Le prime ondate, infatti, sarebbero avvenute per ragioni commerciali e, come molti asseriscono, per ripopolare zone del sud falcidiate dalle guerre, grazie a un'opera di reclutamento attuata dagli Angioini. Le successive, invece, sono da attribuire in larga misura alle invasioni turche della parte occidentale dei Balcani, con la conseguente fuga di numerosi gruppi decisi a non sottomettersi ai conquistatori. Bisogna comunque notare che, fatta eccezione per il Molise, queste masse di slavi si assimilarono ben presto alla popolazione, italianizzandosi e cancellando ben presto i loro tratti originari.

1.2 GLI SLAVI DEL MOLISE: IL DIBATTITO SULLE ORIGINI

Spostando ora l'attenzione sugli slavi molisani, va detto che la loro origine è stata per lungo tempo oggetto di discussione. Tante le ipotesi in merito avanzate, il più delle volte azzardate e prive di veri fondamenti scientifici. E' il caso di De Rubertis, storico locale dell'Ottocento, secondo cui tali colonie sarebbero da ricondursi, in virtù della vicinanza geografica, a quegli slavi presumibilmente giunti nel VII secolo sulle coste garganiche. Ma, vista l'assenza di prove concrete, questa idea è stata immediatamente scartata1.

C'è chi, invece, come Tria e Magliano, data al XIII secolo i primi insediamenti nella zona di nostro interesse2. Benchè non manchino testimonianze della presenza slava nel Molise risalenti a questo periodo, tuttavia considerazioni di carattere linguistico portano invece a un'altra ipotesi, ben più attendibile. A formularla è lo slavista Milan Rešetar che agli inizi del Novecento, dopo aver fatto visita ai luoghi in questione, giunge a considerare i loro abitanti come discendenti di quei profughi che tra il XV e il XVI secolo abbandonarono le coste dalmate per sottrarsi all'invasore turco3.

A sostegno di questa affermazione vi è un'importante riflessione linguistica: il dialetto parlato nelle colonie, infatti, presenta tratti non riscontrabili nelle parlate serbocroate prima della fine del XV secolo. Ma a conferma di quanto appena detto vi è anche una interessante quanto singolare constatazione storico linguistica: gli slavi del Molise chiamano la moneta “puh” (ghiro), con riferimento a un ermellino riprodotto su una moneta d'argento della casa aragonese e coniata nella seconda metà del XV secolo; gli emigranti, appena giunti sul posto, avrebbero perciò trovato questo oggetto denominandolo con il termine che nella loro lingua sta per “ghiro”, l'animale più simile all'ermellino che essi conoscessero.

A favore di Rešetar propende anche Olmi, che si rifà a un ulteriore dato storico non trascurabile, cioè quello relativo al pontificato di papa Sisto V, al secolo Felice Peretti. Stando ai risultati di alcune ricerche, questo pontefice sarebbe stato di origine croata, in particolare di una delle tante colonie impiantate nella parte meridionale della nostra penisola (forse delle Marche); questo avrebbe ancor di più incoraggiato chi si trovava al di là dell'Adriatico a sbarcare sulle coste italiane4. Dunque, l'opinione di Rešetar, sembra essere quella più accreditata e costituirà il punto di partenza della nostra ricerca storica.

 
 

1 De Rubertis G., Delle colonie slave nel Regno di Napoli, Zara, 1856.

2 Olmi M., I croati del Molise, in L'Abruzzo e la Repubblica di Ragusa tra il XIII e il XVIII secolo, Ortona, 1988, p.47. Con riferimento a Tria G.A., Memorie storiche ed ecclesiastiche della città e della diocesi di Larino, 1744 e Magliano G., Considerazioni storiche sulla città di Larino, 1895.

3 Rešetar M., Le colonie serbocroate nell'Italia meridionale, Associazione Provinciale Campobasso, Campobasso, 1997.

4 Olmi M., Op. cit., p. 47.

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