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INDICE
INTRODUZIONE
CAPITOLO I : CENNI STORICI
1.1 Gli insediamenti
slavi nell'Italia meridionale
1.2 Gli slavi del Molise:
il dibattito sulle origini
1.3 Il luogo di provenienza
dei coloni
1.4 Il viaggio verso
l'Italia
1.4.1 I primi insediamenti
1.4.2 Acquaviva, San
Felice e Montemitro
1.4.3 Altre presenze
slave nel Molise
CAPITOLO II: IL DIALETTO
(ASPETTI GRAMMATICALI)
2.1 Informazioni generali
2.2 Le vocali
2.2.1 Particolari esiti
della vocale protoslava ě
2.2.2 Altri fenomeni
del vocalismo
2.3 Le consonanti
2.3.1 La scomparsa di
consonanti
2.3.2 Altre particolarità
del sistema consonantico
2.4 L'accentazione
2.5 I sostantivi
2.5.1 La declinazione
maschile
2.5.2 La declinazione
femminile
2.5.3 Alcune considerazioni
2.6 L'aggettivo
2.6.1 Le desinenze
2.6.2 L'influsso dell'italiano
nel grado comparativo
e superlativo degli
aggettivi
2.7 I pronomi
2.8 I numerali
2.9 I verbi
2.9.1 Osservazioni sul
sistema verbale
2.10 La sintassi
2.10.1 I clitici
2.11 Il vocabolario
CAPITOLO III: IL DIALETTO
(ASPETTI CULTURALI)
3.1 L'impiego della
lingua
3.2 L'area slavofona
del Molise
3.2.1 Demografia
3.3 Un dialetto longevo
3.4 Una lingua in via
di estinzione?
3.5 Il riconoscimento
come minoranza linguistica
3.6 Il patrimonio orale
3.7 I monumenti scritti
3.8 L'onomastica
3.9 Ricerche precedenti
sul dialetto
CONCLUSIONI
BIBLIOGRAFIA
INTRODUZIONE
Tra le minoranze linguistiche nel territorio italiano quella slava del Molise,
presente ormai da cinque secoli, rappresenta la più esigua nonché la più
recente in fatto di riconoscimento ufficiale. Le origini, per lungo tempo
discusse, vanno quasi certamente ricondotte a quelle ondate migratorie che,
tra XV e XVI secolo, interessarono le coste adriatiche in seguito all'invasione
turca dei Balcani. Tra i profughi, alcuni provenienti dalla Dalmazia (per
esattezza da una zona compresa tra Makarska e la valle della Narenta) attraversarono
il mare e si stabilirono in quello che è l'attuale territorio molisano.
I migranti portarono allora con sé il loro idioma, un dialetto serbocroato
del tipo štokavo-ikavo, che però ha successivamente intrapreso un percorso
evolutivo differente da quello della lingua di provenienza.
La grammatica si è in buona parte modificata e semplificata. La declinazione
del sostantivo ha perso il genere neutro (con conseguente assimilazione
al maschile e femminili di nomi originariamente neutri) e il caso vocativo
per il maschile singolare, mentre in quella dell'aggettivo è praticamente
scomparsa la differenza tra forma determinativa e indeterminativa. In merito
alla coniugazione dei verbi, poi, spicca il tempo imperfetto, praticamente
scomparso in quasi tutte le lingue slave.
Si tratta in tutti questi casi di fenomeni generati dall'influsso dell'italiano
e dei vicini dialetti meridionali, ancora più evidente nel lessico e alla
pronuncia. Nonostante le modificazioni che hanno interessato la lingua a
quasi tutti i livelli, grazie all'isolamento in cui ha vissuto per secoli
e alla forte consapevolezza della propria identità, il popolo delle colonie
è riuscito a conservarne l'esistenza fino ai nostri giorni. Tuttora è infatti
parlata regolarmente dalla gran parte della popolazione di Montemitro ed
Acquaviva Collecroce, diversamente da San Felice del Molise dove sembra
ormai destinata a scomparire a breve termine.
Rispetto al passato, tuttavia, il numero dei rappresentanti del patrimonio
linguistico risulta notevolmente ridotto. Ai poco più di mille parlanti
spetta il compito nei prossimi anni di mantenere in vita la preziosa eredità
lasciata dai loro antenati slavi, minacciata dall'incalzare dei media e
del fenomeno dell'emigrazione, quest'ultimo accentuatosi particolarmente
negli ultimi anni. Di tutto ciò tratta diffusamente il presente lavoro,
che si propone di offrire una panoramica del dialetto slavo molisano sotto
diversi aspetti, attraverso una ricerca condotta con il supporto di testi
e documentazioni risalenti a diversi periodi, dalla metà del XVIII secolo
sino all'ultimo decennio.
Si parte con un excursus storico sulle colonie, con particolare attenzione
alle tappe della migrazione delle popolazioni slavofone dalle origini sino
al loro insediamento nelle nuove terre. La seconda parte riguarda strettamente
la grammatica, con l'analisi di ogni suo aspetto (fonetico, morfologico,
sintattico e lessicale) e osservazioni di carattere storico-linguistico
e comparativo. Nel terzo e ultimo capitolo l'analisi è rivolta al profilo
demografico, sociale e letterario del dialetto; all'interno, dati e notizie
utili per conoscere lo stato e il patrimonio culturale dell'idioma della
piccola enclave.
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